Addio alle Otturazioni? Con la medicina rigenerativa, il dente cariato potrà ripararsi da solo

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23/11/2019

Addio alle Otturazioni? Con la medicina rigenerativa, il dente cariato potrà ripararsi da solo

Grazie alla medicina rigenerativa, potrebbero subire importanti cambiamenti gli approcci alle carie e alle otturazioni

Addio alle Otturazioni? Con la medicina rigenerativa, il dente cariato potrà ripararsi da solo

Per un odontoiatra, una carie ed un otturazione sono una sconfitta, poiché si arriva ad intervenire sul dente quando il danno c’è ed è irreversibile. Questo almeno finora: sembra però che in futuro le cose potranno cambiare, grazie ad alcuni recenti studi di medicina rigenerativa che potranno rimettere in discussione gli approcci tradizionali.

Scoperto nei topi Dlk1, il gene che aiuta i denti a rigenerarsi

Si è notato infatti che i topi hanno degli incisivi particolari, che se spezzati o danneggiati si riparano da soli. Da questa osservazione è partito lo studio pubblicato lo scorso agosto sulla rivista Nature Communications a cui hanno partecipato diversi gruppi coordinati dalla Peninsula Dental School dell'Università di Plymouth, nel regno unito. Grazie a questo studio si è individuato il gene che rende tutto questo possibile: Dlk1, un interruttore genetico capace di stimolare le staminali a produrre dentina, il tessuto del dente presente sotto lo smalto.

Agendo sul meccanismo molecolare di Dlk1,si è dimostrato nei primi test sugli animali che questo meccanismo può essere guidato. E’ perciò stato fatto “un importante passo avanti per capire la rigenerazione delle staminali. “ ha dichiarato Bing Hu coordinatore dello studio che ha proseguito dicendo “In questa fase il lavoro è stato condotto su modelli di laboratorio e serviranno ulteriori studi prima di poterlo trasferire sull'uomo, tuttavia si tratta di un'importante svolta per la medicina rigenerativa, che potrà avere un grande impatto sui pazienti in futuro".

Ciò potrebbe fornire al professionista e al paziente nuove soluzioni per carie, sbriciolamento dei denti e traumi dentali in genere.

Farmaci contro l’Alzheimer per aiutare la rigenerazione dentale

Uno studio preliminare condotto nel 2018 e coordinato da Paul Sharpe del Centro di Biologia rigenerativa cranio facciale del Kings College di Londra ha dimostrato come un farmaco sviluppato e testato per l'Alzheimer (Tideglusib) possa aiutare i denti danneggiati dalla carie a ricrescere naturalmente. Dopo i primi risultati incoraggianti, nel corso del 2019 si sta pianificando di cominciare una sperimentazione clinica in tale senso. In questo modo il dente “rigenerato” avrebbe delle aspettative di vita maggiori rispetto ad una semplice otturazione, che, quando fatta bene, dura una decina d’anni ma è meno aggressiva rispetto a quelle in amalgama con materiali meccanici che durava anche trent’anni ma sacrificava buona parte del dente preesistente.

Sharpe ha dimostrato che se stimolato correttamente, il dente è in grado di ricrescere naturalmente grazie alle cellule staminali presenti nella sua polpa: immettendo nel buco lasciato dalla carie, una spugnetta di collagene imbevuta di farmaco, entro sei settimane, il farmaco stimola la produzione di nuova dentina che sostituisce quella persa con la carie e a fine trattamento le spugnette di collagene si dissolvono naturalmente, ed il dente risulta perfettamente riparato.

Carie di ritorno e infiltrazioni addio, grazie ad una otturazione antibatterica

Uno studio pubblicato lo scorso luglio sulla rivista ACS Applied Materials & Interfaces e condotto presso l'Università di Tel Aviv da Lihi Adler-Abramovich e Lee Schnaider ha dimostrato che grazie ad un nuovo materiale per otturazioni in composito arricchito in nanoparticelle antibatteriche, si può avere un azione protettiva sulla formazione di nuove carie.

Infatti le estrazioni dentali e le devitalizzazioni sono dovute ad infiltrazioni o alle cosiddette carie secondarie, cioè quando un dente si caria nuovamente all’interno dell’otturazione,che procede così fino alla radice.

Con questo materiale, che è di costi contenuti e può essere riprodotto su vasta scala, si sono ottenuti dei primi risultati in vitro incoraggianti, che ridurrebbero molto il rischio di dover intervenire di nuovo su un dente otturato; il passo successivo sarà dimostrare la atossicità del materiale, per poi dimostrarne la validità nella pratica clinica a breve e lungo termine.

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